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L’economia dell’Egitto non è particolarmente fiorente, e solo negli ultimi anni l’attenzione della politica per i settori industriali inizia a diventare più mirata e preponderante.
Lo sviluppo economico dell’Egitto è condizionato da diversi elementi, come la crescita della popolazione e la sua concentrazione s un territorio piuttosto limitato – considerando la parte di deserto e quella sottoposta a vincoli naturali e archeologici. Politiche recenti del governo centrale stanno puntando ad accrescere le superfici coltivabili, la produzione agricola, lo sviluppo degli scambi commerciali e dell’industria.

La prima industrializzazione dell’economia egiziana si ha dopo la seconda guerra mondiale: grazie a Nasser, infatti, furono nazionalizzati gran parte del settore industriale e creditizio e le proprietà estere, sottoponendo a severi controlli le imprese lasciate all’iniziativa privata.
L'Egitto è un paese principalmente agricolo: il settore occupa infatti circa il 40% della forza lavoro nazionale. Tra il 1960 e il 1970 diverse riforme agricole nazionalizzarono gran parte delle terre coltivabili distribuendole ai contadini – i fellahin – e limitando la dimensione dei possedimenti terrieri a circa venti ettari per proprietario. Queste misure avevano lo scopo anche di distribuire meglio la ricchezza e colmare il divario tra la popolazione più povera e grandi latifondisti, ma in realtà ancora oggi sussistono notevoli differenze sociali.

Il governo ha inoltre supportato l’agricoltura incrementano le aree arabili, bonificato zone paludose e costruendo canali di irrigazione tra cui rientrano le numerose dighe del canale di Assuan.
L’importanza e la predominanza dell’agricoltura in Egitto sono dovute anche alla grande fertilità della Valle del Nilo e alle particolari condizioni climatiche (caldo e siccità d’estate sono compensate da inverni miti e piovosi) permettono di ottenere persino tre raccolti all'anno.

I principali prodotti agricoli dell’Egitto sono il cotone a fibra lunga (di cui l’Egitto è il principale produttore a livello mondiale), il mais, il frumento, la canna da zucchero, il riso, pomodori, miglio, lenticchie e fave, orzo, agrumi, datteri e uva.
Considerando che il territorio dell’Egitto è quasi privo di zone ottimali per i pascoli e che, per tradizione e religione, gli Egiziani consumano poca carne rossa, l’allevamento è poco praticato. Il patrimonio zootecnico si concentra su ovini, bufali, cammelli e pollame – che rappresenta una parte notevole dell’allevamento.
La pesca è praticata soprattutto sulla costa settentrionale nel Mar Mediterraneo e nei pressi del lago Nasser epr quanto riguarda la pesca d’acqua dolce.

Il settore industriale ha avuto uno sviluppo notevole a partire dal XX secolo, ma la produzione era ed è sufficiente a soddisfare la domanda interna – fatta eccezione dei prodotti tessili che rappresentano il primo bene d’esportazione. Alla scarsa propensione industriale devono aggiungersi gli effetti disastrosi del conflitto arabo-israeliano del 1967 e della guerra del Golfo degli anni Novanta. Questi due avvenimenti storici di importanza mondiale determinarono per l’Egitto la perdita di importanti risorse petrolifere come la terra del Sinai e la chiusura del Canale di Suez fondamentale via di comunicazione egiziana e importante snodo per gli scambi commerciali via mare.
Inoltre dopo il conflitto del Golfo, il turismo verso l’Egitto ha subito un notevole freno, al contrario dell’emigrazione che è aumentata considerevolmente (basti pensare che circa due milioni di egiziani persero il lavoro nei paesi del Golfo e furono costretti a cercare lavoro altrove).

Come detto prima, settore trainante dell’economia egiziana è l’industria tessile (produzione di filati in cotone, lana e tessuti di lana), a cui si aggiunge l’industria alimentare (pastifici, oleifici e zuccherifici), la produzione di acido solforico, fertilizzanti, carta, cemento, pneumatici, apparecchi televisivi, la manifattura del ferro e acciaio, l'assemblaggio di automobili e la raffinazione di petrolio. La maggiore parte di queste industrie sono di media dimensione.
Rappresentano una quota importante dell’economia egiziana tante piccole industrie specializzate nella produzione di ceramica, profumi, olio di semi, farina, saponifici, cementifici, concerie e calzaturifici.

La lavorazione del tabacco è un altro settore strategico per l’economia dell’Egitto, ma si deve tenere presente che la materia prima è importata poiché in Egitto non è consentito coltivare tabacco.
Il sottosuolo dell’Egitto è molto ricco e vario: giacimenti d'oro e di granito, giacimenti di fosfati lungo il Mar Rosso, giacimenti di manganese e piombo. Importante è, ovviamente, l’estrazione e lavorazione del petrolio, di cui si trovano importanti giacimenti nella zona costiera del Mar Rosso e a el-Alamein. Le saline presenti nella zona di Porto Said e Alessandria d’Egitto garantiscono una notevole produzione di sale.

Negli ultimi anni, il turismo si è rivelato uno dei settori più redditizi per l’economia egiziana. Lo sviluppo dei trasporti e delle infrastrutture permette di sfruttare a pieno le tante bellezze naturali, storiche e culturali che l’Egitto offre. Dopo i conflitti degli anni Novanta, Sharm el-Sheikh, Dahab, Hurghada e Marsa Alam sono diventati i centri turistici più importanti del paese. Qui sono sorti numerosi alberghi e villaggi turistici con servizi e caratteristiche internazionali.
Dati del 2009 testimoniano il buono stato del turismo in Egitto: fonti governative affermano che esso contribuisce per circa l'11 per cento alla formazione del Prodotto interno lordo nazionale. Il turismo garantisce inoltre l’entrata di valute estere.