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Egitto ikhshidide

Egitto ikhshidide

Abu Bakr Muhammad ibn Tughj fu il capostipite della dinastia ikhshidide che governò in Egitto dal 904 al 969 d.C.
Ibn Tughj fu insignito del titolo onorifico di “Ikhshid”, che vuol dire letteralmente "sovrano" e in effetti egli fu il governatore dell’Egitto per circa trent’anni. Infatti Ibn Tughj accentrò tutto il potere nelle sue mani, reprimendo durante qualsiasi ribellione interna e ogni tentativo di conquista da parte delle altri paesi.

Il suo governo si caratterizza per una politica di tipo militarista che, però, molti studiosi e storiografi definiscono anche positiva. Le sue politiche interne furono, infatti, sempre mirate a garantire prosperità e stabilità i tutto l’Egitto, supportando l’agricoltura, le attività artigianali e i commerci. Ibn Tughj, inoltre, riuscì a contenere le spinte espansionistiche dei Fatimidi, ribadito l’influenza e il dominio egiziano sulla Siria meridionale e centrale (facendola controllare dalla dinastia hamdanide, ama sempre sotto la sua vigile custodia) e ottenne anche il governatorato dalle città di Mecca e Medina, importanti centro del mondo arabo e della religione mussulmana.

Nel 946 Ibn Tughj morì e il governo dell’Egitto passò in mano di Abu l-Misk Kafur, eunuco ed ex schiavo nero, nonché fedele collaboratore dell’ Ikhshid che prese il posto del figlio diretto di Ibn Tughj, Unujur.
Abu l-Misk Kafur governò per ventidue anni con grande saggezza ed efficienza l’Egitto: uomo di cultura e amante della compagnia, oltre a promuovere l’agricoltura e lo sviluppo economico del paese, riuscì a bloccare i tentativi di conquista dei Fatimidi, a conquistare la Siria e raggiunge il confine dell’Iraq.

Ma durante gli anni di regno, Kafur dovette anche fronteggiare terribili e devastanti calamità naturali: incendi non solo i vegetazione e campi coltivati che raggiunsero anche diversi centri urbani, terremoti di intensità notevole che causarono il crollo di molte abitazioni ed edifici pubblici causando decine e decine di vittime e anche carestie terribili….e tutto questo in meno di vent’anni.
Tutte queste catastrofi, contro cui anche l’efficiente amministrazione e organizzazione di Kafur fecero ben poco, sfinirono l’Egitto e i suoi abitanti e ovviamente anche il governo ne fu colpito e non era facile continuare a governare un paese così tanto provato. Nel frattempo lo stesso Kafur morì, nel 968.

Di questo momento di debolezza e instabilità ne approfittarono i Fatimidi, che facilmente sconfissero il debole esercito ikhshidide e s’impadronirono dell’Egitto, ponendo fine al breve ma proficuo periodo di governo della dinastia ikhshidide.