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Tradizioni

Egitto romano

Egitto romano

I romani arrivarono in Egitto intorno al 30 a.C. quando dopo la morte della regina Cleopatra, ultimo sovrano della dinastia dei Tolomei, salì al trono il figlio che lei aveva avuto con Giulio Cesare, Tolomeo Cesarione. In questo modo i Romani si insediarono in Egitto, che non divenne una vera e propria provincia dall’impero, bensì una proprietà privata dell’imperatore, che assunse il titolo di faraone per garantire continuità con la tradizione egiziana. Addirittura per un periodo ai senatori romani fu vietato di entrare in Egitto.
L’Egitto era governato da un prefetto scelto direttamente dall’imperatore tra l’ordine equestre, il “praefectus Alexandreae et Aegypti”.

Per circa trecento anni la presenza dei Romani garantì stabilità e prosperità all’Egitto; le politiche romane furono infatti mirate a sviluppare i territori e preservare le vecchie tradizioni. Questo deriva anche dal fatto che, l’Egitto era diventata una zone importante per l’impero romano grazie alle ingenti quantità di grano che produceva. Il grano egiziano rappresentava, appunto, l’approvvigionamento per l’annona (ovvero il rifornimento alimentare) della città di Roma. I commerci con l’Egitto introdussero nella quotidianità di Roma spezie, profumi, pietre preziose e metalli rari, provenienti dai porti del Mar Rosso.

A differenza del periodo greco, le terre egiziane divennero anche di proprietà dell’imperatore e dei privati cittadini, oltre che statali. In questo modo inizia a formarsi la classe sociale dei proprietari terrieri che si rivelerà molto importante nella successiva storia di Roma.
I nuovi conquistatori apportarono basilari modifiche all’organizzazione dello stato, rispetto a come lo avevano gestito i Tolomei. Innanzitutto furono introdotti nuovi funzionari che giungevano direttamente da Roma, introdusse nuove tasse e una particolare suddivisione delle cariche pubbliche che erano nominate direttamente da Roma e si faceva distinzione tra i lavori che i greci/egiziani potevano fare e quelli che erano strettamente riservati ai romani (ad esempio i greci potevano continuare a lavorare negli uffici amministrativi dell’Egitto ma non potevano dirigerli). Alessandria rimase la capitale del’Egitto e divenne una della città principali dell’impero: tornò ad essere un centro culturale molto attivo, venne istituito il Museo, scuole private e prestigiose università che garantivano ricerche e scoperte scientifiche e in campo medico e determinavano un via vai continuo di filosofi e scrittori che arrivavano da ogni parte dell’impero romano.

I romani non invasero mai l’Egitto pertanto la popolazione locale rimase sempre composta da autoctoni, greci ed ebrei e i romani erano i pochi funzionari pubblici. Nel 212 l’imperatore Caracalla concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti del’impero, indipendentemente dalle loro origini etniche.
Va riconosciuto a Roma il merito di aver conservato la lingua locale nella quotidianità e il latino fu riservato esclusivamente all’ambito militare e per i documenti ufficiali. Nello stesso modo, i romani conservarono la cultura e le usanze religiose egiziane e venne solo introdotto il culto dell’imperatore/faraone a cui comunque la popolazione locale non si oppose. Questa loro politica apparentemente tollerante e rispettosa fu mossa dalla volontà di ingraziarsi la popolazione egiziana e non causare ribellioni e agitazioni sociali che avrebbero potuto far vacillare la stabilità dell’impero.

Nei secoli successivi, infatti, l’introduzione del Cristianesimo nell’impero romano e la sua diffusione tra gli ebrei in Egitto ebbe sempre una maggiore influenza sulla religione pagana influenzandola e determinando degli scontri tra i diversi seguaci – ad esempio sotto l’impero di Traiano vi fu una rivolta ebraica che terminò con la brutale repressione degli ebrei di Alessandria, dove viveva la più grande comunità ebrea d’Egitto.

Nel III secolo iniziarono delle rivolte da parte del popolo egiziano, dovute all’eccessiva tassazione, alle politiche contro gli ebrei e cristiani - nel 250 sotto Desio i cristiani subirono le prime persecuzioni che poi continuarono brutalmente con l’Editto del’imperatore Diocleziano nel 303 – e allo sfruttamento eccessivo delle terre egiziane per il lusso e lo sfarzo della classe nobiliare di Roma. Le cose andarono peggiorando nel tempo, gli imperatori furono sempre meno interessati alle colonie dell’impero e questo fu causa i notevole instabilità in Egitto attirando le mire espansionistiche delle vicine popolazioni turche.